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Personali consigli di viaggio e apprendimenti dal #balilovetour

27 Ago

1. Evita i musei. I musei sono importanti, ma quando ci si trova in una città straniera è più interessante scoprire il presente che andare a caccia del passato.
2. Vai nei bar. Sono i posti dove la vita delle città si manifesta, dove la gente va a prendere il caffè, a parlare del tempo e a discutere con gli amici.
3. Cerca di essere aperto. La guida migliore è qualcuno del posto, che conosce bene la sua città, ne è orgoglioso, e non lavora per un’agenzia di viaggi.
4. Cerca di viaggiare da solo o con il tuo partner. Evita i tour organizzati.
5. Non fare confronti. Prezzi, igiene, mezzi di trasporto: non confrontare niente. Non viaggi per dimostrare a qualcuno che la tua vita è migliore di quella degli altri.
6. Tutti ti capiscono. Anche se non parli la lingua del posto, non aver paura.
7. Non comprare troppo. Spendi i tuoi soldi per cose che non devono essere trasportate: biglietti per uno spettacolo, ristoranti, spostamenti.
8. Non cercare di vedere il mondo in un mese. È meglio restare in una città per cinque giorni che visitare cinque città in una settimana.
9. Un viaggio è un’avventura. Henry Miller diceva che è più importante scoprire una chiesa di cui nessuno ha mai sentito parlare che sentirsi obbligati a visitare la Cappella Sistina con altre duecentomila persone.

Questi sono i consigli di viaggio dello scrittore brasiliano Paulo Coelho. Ma ognuno ha i suoi e Internazionale nel numero che ci ha accompagnato nel nostro #balilovetour (qui, se te li sei pers* puoi leggere tutti i post scritti durante il viaggio) invita ognuno di noi ad esprimere i propri. Noi li abbiamo presi quasi come una Bibbia da seguire passo a passo, abbiamo fatto fatica ad applicare il numero 1 l’unico col quale non ci troviamo completamente d’accordo; abbiamo tradotto la parola bar del secondo punto in “vai per strada agli incroci o nei piccoli negozietti” perchè è lì che la gente di Bali si incontra, a Bali e Lombok i bar ci sono ma sono roba solo per turisti; abbiamo incontrato e interagito con i locali che senza nemmano saperlo sono diventati la nostra guida dandoci utili consigli (grazie ancora Gusti!) ; abbiamo viaggiato da soli immersi con il nostro scooter nella real Bali prenotandoci i pernottamenti e mangiando nei warung, i ristoranti tipici indonesiani; ci siamo morsi la lingua cercando di non pronunciare mai le parole “da noi si fa cosi“; ci siamo sempre arraggianti in inglese, a gesti o semplicemente sorridendo; siamo andati a spettacoli stupendi di musica e danza; ci siamo fermati a volte anche per una settimana nello stesso posto e infine abbiamo vissuto la nostra avventura fino in fondo!

A questa lista come consiglio aggiungeremmo: cerca di dormire presso la gente del posto, evita le catene dei grandi alberghi, preferisci piccoli hotel a gestione locale o come succede a Bali soggiorna presso le famiglie negli home stay.

E i tuoi personali consigli di viaggio quali sono? Come Internazionale ti invitiamo a farlo e a commentare questo articolo con le esperienze e gli apprendimenti dei tuoi viaggi! Dai su non essere timid*

 

Canggu e gli expat a Bali

23 Ago

Se alziamo gli occhi verso il cielo vediamo gli aquiloni volare in alto leggeri e tutto intorno risaie.
Siamo a Caggu a pochi km dalla bella Echo Beach dove vive una grande comunità di “expat”. Ad una ventina di minuti da Seminyak ma lontano quanto basta per non respirare lo smog del traffico intasato. Vivono in case bellissime di legno, baldacchini, zanzariere e piscine zen.

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Fanno colazione da Bali Buda con cibi rigorosamente bio e la domenica si ritrovano tutti per il consueto concerto al Deus ex machina. Vivono di surf o lavorano tramite internet ed il turismo. Sono ancora giovani per sognare, abbronzatissimi e prendono la vita come viene.
Abbiamo vissuto qui quattro giorni in una casina rigorasamente di legno, col tetto che guardava le stelle, tende e drappi ovunque, statue e lampade etniche.

Abbiamo frequentato i posti che frequentano loro, cenato scegliendo pesce da grigliare ad Echo beach. Da qui abbiamo raggiunto le spiagge di Sanur, Seminyak, Kuta e il famoso e frequentatissimo Pura Tanah Lot. Ma sopratutto ci siamo goduti la vita, dando una frenata al nostro viaggio per fare il punto.

Luca mi ha chiesto se vivrei mai a Bali nonostante il traffico intenso. Mi ci è voluto un pò per rispondere. La risposta è sì, ci vivrei per uno, due anni per godere di quei sorrisi con i quali la gente del posto ti accoglie e che ti rendono la girnata speciale. Quei sorrisi che, a due giorni dalla fine del viaggio, ci mancano già.

Bali fra cerimonie e spiritualità

21 Ago

A Bali è facile imbattersi in una festa, una celebrazione presso uno dei mille templi, un matrimonio.o
Ciò che è meno consueto è prendere parte ad una cremazione che deve avvenire solo in giorni propizi. Da venerdì è festa in tutta Bali, il 17 festa della Repubblica, ieri, oggi e domani si festeggia la fine del Ramadam. E a Sanur ci siamo imbattuti in una cremazione.

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Mentre camminavamo sulla spiaggia tra lussuosi resort ed attempati stranieri in vacanza siamo stati attratti dagli echi dei gamelan, le persone erano centinaia, tre i corpi da cremare, ovunque fiori e cibo. La cremazione per i balinesi è una vera e propria festa dove non devono mancare abbondanti offerte per gli Dei. Siccome la cerimonia ha un costo elevato non sempre avviene nei momenti immediatamente successivi alla morte. Un corpo può essere sotterrato anche per un anno in attesa di essere cremato insieme ad altri.

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La salma del defunto viene trasportata a spalla da un gruppo di uomini su di una sorta di torre di bambù a più piani decorata con fiori, fili d’argento, gli immancabili ombrellini, seta, carta e stoffe colorate. Le dimensioni della torre dipendono dall’importanza del defunto.

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La cerimonia ha inizio al Mother Temple, durante il percorso la torre viene scossa, fatta roteare, cosparsa d’acqua (tra il divertimento dei presenti) allo scopo di confondere lo spirito del defunto per impedurgli di ricongiungersi al corpo, considerato un legame impuro con il mondo materiale di cui l’anima deve liberarsi per evolvere e raggiungere lo stadio superiore.

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Una volta arrivati sul luogo della cremazione la salma viene trasferita in un sarcofago che viene bruciato insieme alla torre. Le ceneri che si ottengono vengono trasportate in mare da un corteo di soli uomini per essere disperse.

In questo modo l’anima liberatasi dell’involucro del corpo, è libera di salire in cielo per attendere la successiva incarnazione.
Mancano pochi giorni al termine del nostro viaggio e ciò che, ne siamo certi, ci mancherà maggiormente saranno questi improvvisi ed inaspettati regali di spiritualità e sorrisi.

Lombok, terra dei Sasak

19 Ago

Entriamo a Sade, villaggio tradizionale Sasak nel Sud di Lombok, accompagnati da un uomo del villaggio.

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Le case qui sono in bambu, con tetto in paglia e fondamenta in sterco di vacca. La prima che incontriamo è quella del capo del villaggio. Ogni casa ha due stanze, una adibita a camera da letto e l’altra a cucina, dentro poche cose: qualche stoviglia, le stuoie arrotolate da una parte pronte per la notte.
Le donne oggi si sono date appuntamento nel luogo in cui gli uomini si incontrano per discutere le questioni importanti.

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Fra pochi giorni finirà il Ramadam, il mese del digiuno per i musulmani, e loro stanno preparando i dolci per la festa. Le bimbe rigirano una pasta marrone fatta di riso e zucchero mentre le mamme chicchierano animatamente.

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La religine Sasak è un misto di islam e animismo come dimostra la moschea al centro del villaggio.
Girando per le vie del paese incontriamo anziane che si dedicano a tessere sarong proponendoci i pezzi migliori.

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Gli uomini a quest’ora del mattino sono nelle risaie a combattere la quotidiana lotta contro la natura. Il riso una volta sopravvissuto agli uccelli nei campi deve combattere i roditori, a questo servono i lumbung, tradizionali riserve sopraelevate da terra.

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All’uscita del villaggio lasciamo un’offerta con l’augurio che l’atmosfera di tradizione e comunità che abbiamo respirato rimanga nel tempo senza trasformarsi in attrazione per turisti.

I diari della motocicletta – Lombok version

18 Ago

Ebbene è successo.
Sull’asfalto dalle condizioni migliori che abbiamo incontrato dall’inizio del viaggio, svoltando in una curva un cane ci attraversa la strada, Luca frena per evitarlo e tutto accade in un attimo.
Mi volto, il tipo dietro di noi, a sua volta in scooter è a terra in mezzo alla strada, Luca accosta.
Siamo ancora in piedi e lo scooter sembra illeso.
Mi guardo il piede, c’è una specie di cratere sul collo del destro.
Beh non male, i vulcani vanno di moda qua!

E poi mi trovo attorniata da donne dolcissime che si preoccupano per me, mi sorridono, mi dicono di non preoccuparmi. E si scusano per qualcosa di cui non hanno colpa perchè la colpa è di quello dietro di noi che non ha frenato in tempo. Ma sembra che tutti si sentano coinvolti.

E viene il momento del “centro di salute”.

Una stanza malandata, in cui è meglio dimenticarsi del termine “asettico”, dove un dottorino mi guarda il piede, mi medica e mi prescrive un milione di medicine senza quasi proferir parola.

Sembra tutto finito qui mentre invece è adesso che viene il bello.
Amed (e sì un altro Amed, si vede che qui si chiamano tutti così, come a Bali si chiamano tutti Nyoman), che fin da subito ci ha assistito, insiste perché lo seguiamo al villaggio dove sembra ci sia una sorta di unguento miracoloso a base di latte di cocco. Torniamo in sella allo scooter e iniziamo ad addentrarci tra le strettissime viuzze di un agglomerato di case. Giungiamo infine ad un’abitazione, una via di mezzo tra una capanna e una rimessa di attrezzi. Ci accolgono sua moglie e i suoi numerosi figli. In pochi attimi ci troviamo travolti dalla loro ospitalità: seduti su una stuoia a condividere parte del loro pranzo e a bere caffè (che qui a Lombok è veramente speciale!).
La moglie allora inizia ciò che da generazioni si tramandano gli abitanti di quest isole: la tecnica del massaggio curativo. Con sicurezza le sue mani, unte dall’olio, iniziano a sciogliere tutta la tensione e i gonfiori causati dal trauma dovuti dall’incidente.

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In sottofondo, mentre anche Amed si adopera in un massaggio al cuoio capelluto, incessanti per tutta la durata della seduta sono le risa e le parole del piccolo della famiglia…il suo nome? Amed naturalmente!

Cosa ci ha insegnato l’avventura di oggi? Che esiste sempre un equilibrio tra il Bene ed il Male, tra momenti buoni e brutti.
Crisi e opportunità.

La nostra disavventura sulle due ruote ci ha permesso di assaggiare in pieno la grande umanità degli abitanti dell’isola di Lombok.

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Le meravigliose baie nei dintorni di Kuta, Lombok

16 Ago

Pochi dei turisti che vengono a Bali poi decidono di proseguire per Lombok. Da molti considerata meta poco attraente e da alcuni anche un pò pericolosa su di lei ne abbiamo sentite di tutti i “colori” preparando il nostro viaggio.
A noi Lombok sta piacendo tanto.
Oggi ci siamo dedicati ad esplorare i dintorni di Kuta dove alloggiamo.
Andando verso ovest si arriva alla spiaggia più spettacolare di tutte (anche se la gara è davvero dura!): Mawun.

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Una baia a forma di mezzaluna incorniciata da alti promontori con una distesa di sabbia bianchissima e acque turchesi. La strada per arrivare è un’avventura di per sè fra ampie buche, galline, mucche al pascolo, bambini nudi che giocano nei campi e piantagioni di tabacco. Come per tutte le altre spiagge è indispensabile avere un mezzo proprio da riservare con anticipo (abbiamo visto vari turisti rimanere a bocca asciutta quindi meglio prenotare lo scooter insieme alla camera).
Sulla strada per Mawun a tre km da Kuta ci si imbatte in un ristorante con una vista pazzesca sulle baie: Astari, un posto in cui mangiare samoa sdraiati su cuscini a contemplare l’infinito, non male vero?

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Andando invece verso ovest si costeggia il mare tra palme da cocco e piccoli villaggi su una strada che solo apparentemente sembra essere in miglior stato. La prima spiaggia che incontriamo è Pantal Segar, una distesa di sabbia a granelli su acque cristalline popolata per lo più da qualche pescatore. Si perchè non possiamo omettere che queste spiagge sono per lo più deserte, aspetto che le rende ancor più interessanti.

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Proseguendo la strada si arriva alla spiaggia più estesa in cui siamo mai stati non solo qui ma in vita nostra, una baia a forma di ferro di cavallo dalla spiaggia lunga ed estesa in due ampi archi di sabbia finissima: Tanjung Aan.

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Giudicate coi vostri occhi, non è da pazzi venire fino a Bali, magari alle Gili e perdersi questi paradisi?

Un primo sguardo su Lombok

15 Ago

Di buon’ora ci dirigiamo al molo di Gili Air. L’intenzione è di acquistare i biglietti delle otto per la public boat, direzione Bangsal, Lombok. Yousuf, sguardo furbo di chi la sa lunga, si propone di aiutarci, contrattiamo il prezzo e acquistiamo un biglietto shuttle come dicono qui, un pacchetto che comprende il viaggio in barca più minivan per una destinazione a scelta. Di Bangsal si dice sia un luogo ostico per i turisti, pieno di procacciatori d’affari, per questo motivo organizzare lo spostamento da Gili si rivela un’ottima scelta. Dopo venti minuti di barca fra turisti e gente del posto sulla spiaggia ad aspettarci troviamo Amed con un largo sorriso e ancora ci sorprendiamo di quanto la gente incontrata in questo viaggio sia affabile.

Lombok significa peperoncino ed infatti appena usciti dal porto incontriamo distese di queste coltivazioni, passiamo per mercati di paese, incontriamo scimmie ai bordi della strada e ci inerpichiamo su montagne con il mare sempre all’orizzonte.

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Arriviamo a destinazione dopo due ore di saliscendi, la terra è arida e le montagne sempre presenti formano spiagge idilliache. Kuta, che con la Kuta di Bali ha solo il nome in comune, è un paese agricolo piuttosto arretrato dove lo sviluppo turistico sembra ancora agli albori.
Il paesaggio è meraviglioso fra palme da cocco e baie che si susseguono una dopo l’altra per kilometri.

Ciò che ci lascia con l’amaro in bocca perchè non riusciamo a non vederlo se non dal nostro punto di vista è l’esercito di bambini che cerca di vendere braccialetti ai turisti a qualsiasi ora. La gente del posto, i responsabili dei locali li trattano amorevolmete e ci spiegano che è un hobby, un modo per pagarsi gli studi e imparare l’inglese ma noi non riusciamo a convincerci.